Paola Jacobbi, ''Le pagine di cultura dei quotidiani sono tutte da rifare'' La giornalista e blogger, che ha recentemente esordito come autrice con il romanzo “Tu sai chi sono io”, racconta di sé, dà un giudizio sul modo in cui i media trattano la cultura e ci suggerisce alcune letture per l’estate MILANO – Le pagine culturali dei quotidiani sono noiose e poco stimolanti, meglio quelle delle riviste, più varie e attente al lettore. Quanto a internet, promettono bene i social network, come Goodreads. Ad affermarlo è Paola Jacobbi, giornalista di Vanity Fair e blogger – per vanityfair.it cura il blog Masquerade. Recentemente, Paola Jacobbi ha anche pubblicato il suo primo romanzo, “Tu sai chi sono io”, dove racconta senza veli il mondo del glamour in nome della beneficenza. Come ha capito che il giornalismo sarebbe stato la sua strada? È stata un po’ una vocazione. Fin da bambina ho sempre avuto una passione per l’oggetto giornale. Quando andavo ancora all’asilo, fabbricavo giornalini finti mettendo insieme dei fogli di protocollo su cui attaccavo foto ritagliate dalle riviste e dai quotidiani. È una fissa che non mi ha più abbandonato. Crescendo, ho sempre scritto sui giornali della scuola, ho partecipato all’esperienza delle radio libere. A 21 anni mi hanno preso alla scuola di giornalismo di Milano e ho pensato che, se ero riuscita a entrare lì, significava che quella era davvero la mia strada, che ce la potevo fare. Lei scrive su Vanity Fair e tiene anche un blog. Quali sono le opportunità offerte all’informazione da internet rispetto alla carta stampata? Quale tipo di comunicazione preferisce personalmente? Le opportunità ovviamente sono no limits. Dalla nascita internet si è spalancato un mondo. Questi mezzi ci danno una platea enorme e mettono in connessione diretta con le persone: era una cosa inimmaginabile quando ho iniziato a fare questo mestiere. ...

Paola Jacobbi, ''Le pagine di cultura dei quotidiani sono tutte da rifare''

Le pagine culturali dei quotidiani sono noiose e poco stimolanti, meglio quelle delle riviste, più varie e attente al lettore. Quanto a internet, promettono bene i social network, come Goodreads. Ad affermarlo è Paola Jacobbi, giornalista di Vanity Fair e blogger...

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La giornalista e blogger, che ha recentemente esordito come autrice con il romanzo “Tu sai chi sono io”, racconta di sé, dà un giudizio sul modo in cui i media trattano la cultura e ci suggerisce alcune letture per l’estate

MILANO – Le pagine culturali dei quotidiani sono noiose e poco stimolanti, meglio quelle delle riviste, più varie e attente al lettore. Quanto a internet, promettono bene i social network, come Goodreads. Ad affermarlo è Paola Jacobbi, giornalista di Vanity Fair e blogger – per vanityfair.it cura il blog Masquerade. Recentemente, Paola Jacobbi ha anche pubblicato il suo primo romanzo, “Tu sai chi sono io”, dove racconta senza veli il mondo del glamour in nome della beneficenza.

Come ha capito che il giornalismo sarebbe stato la sua strada?
È stata un po’ una vocazione. Fin da bambina ho sempre avuto una passione per l’oggetto giornale. Quando andavo ancora all’asilo, fabbricavo giornalini finti mettendo insieme dei fogli di protocollo su cui attaccavo foto ritagliate dalle riviste e dai quotidiani. È una fissa che non mi ha più abbandonato. Crescendo, ho sempre scritto sui giornali della scuola, ho partecipato all’esperienza delle radio libere.
A 21 anni mi hanno preso alla scuola di giornalismo di Milano e ho pensato che, se ero riuscita a entrare lì, significava che quella era davvero la mia strada, che ce la potevo fare.

Lei scrive su Vanity Fair e tiene anche un blog. Quali sono le opportunità offerte all’informazione da internet rispetto alla carta stampata? Quale tipo di comunicazione preferisce personalmente?
Le opportunità ovviamente sono no limits. Dalla nascita internet si è spalancato un mondo. Questi mezzi ci danno una platea enorme e mettono in connessione diretta con le persone: era una cosa inimmaginabile quando ho iniziato a fare questo mestiere. Da questo punto di vista, viva il progresso!
Quanto alle mie preferenze, non faccio distinzioni: mi piace scrivere per una pagina di giornale, per una “cosa antica” come un libro, e mi piace anche scrivere un tweet! Sono linguaggi profondamente diversi, ma ognuno ha la sua musica: il bello è riuscire ad adattarsi a tutte queste musiche diverse. È bella la possibilità di scegliere.

Da giornalista, cosa potrebbero fare secondo lei i media per attirare l’interesse verso i libri e la cultura, per togliere quella patina di “noioso” e “vecchio” che tendono ad avere questi argomenti?
Il punto più dolente, secondo me, sono le pagine culturali dei quotidiani, che sono veramente noiose. Io spesso le salto: raramente trovo qualcosa di interessante, stimolante, a contatto con la realtà. Comincerei dunque da qui una profonda revisione: ci sono molti esempi, anche all’estero, di pagine scritte meglio, in modo meno accademico, più fresche. La sensazione è che i quotidiani italiani siano diretti da uomini appassionati di politica, ma cui non importa nulla di cultura e spettacolo. Le pagine destinate a questi argomenti diventano soltanto un pretesto per pubblicare la foto dell’attrice discinta o della cantante in hot pants, o per pubblicare la notizia di un premio letterario che coinvolge personaggi di potere dell’editoria. Il resto serve un po’ a riempire lo spazio.
Nei settimanali, soprattutto nei femminili – le donne, si sa, leggono di più degli uomini –, c’è un’attenzione un po’ più viva: si cerca di segnalare una gran varietà di libri, si raccontano gli scrittori anche come persone, si fa più un servizio al lettore che alle case editrici.
Quanto a internet, di solito chi si occupa di libri ha il problema di essere un po’ grafomane: forse bisognerebbe essere un po’ più sintetici e dare la possibilità a chi vuole approfondire di farlo in seconda istanza. Secondo me hanno un futuro i social network tipo Goodreads: non so quanto servano a vendere, ma mi sembrano animati da uno spirito nuovo.      

Quali letture ci suggerisce per l’estate?

Il mio libro, “Tu sai chi sono io”, è sicuramente adatto alla spiaggia.
Se poi non l’avete ancora fatto, direi che è l’anno buono per leggere “Il grande Gatsby”, un classico che non fa mai male alla salute.
Tra le novità, consiglio “La verità sul caso Harry Quebert”: cattura davvero, anche io sono caduta nella sua trappola.
Un’altra lettura che suggerisco è “Il bar delle grandi speranze”, il primo romanzo di J. R. Moehringer, che tutti abbiamo conosciuto come ghost writer di Agassi. È molto bello anche l’ultimo di Moehringer, “Pieno giorno”. E già che ci siamo, se non avete letto “Open”, fatelo!

20 luglio 2013

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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MILANO – Le pagine culturali dei quotidiani sono noiose e poco stimolanti, meglio quelle delle riviste, più varie e attente al lettore. Quanto a internet, promettono bene i social network, come Goodreads. Ad affermarlo è Paola Jacobbi, giornalista di Vanity Fair e blogger – per vanityfair.it cura il blog Masquerade. Recentemente, Paola Jacobbi ha anche pubblicato il suo primo romanzo, “Tu sai chi sono io”, dove racconta senza veli il mondo del glamour in nome della beneficenza.

Come ha capito che il giornalismo sarebbe stato la sua strada?
È stata un po’ una vocazione. Fin da bambina ho sempre avuto una passione per l’oggetto giornale. Quando andavo ancora all’asilo, fabbricavo giornalini finti mettendo insieme dei fogli di protocollo su cui attaccavo foto ritagliate dalle riviste e dai quotidiani. È una fissa che non mi ha più abbandonato. Crescendo, ho sempre scritto sui giornali della scuola, ho partecipato all’esperienza delle radio libere.
A 21 anni mi hanno preso alla scuola di giornalismo di Milano e ho pensato che, se ero riuscita a entrare lì, significava che quella era davvero la mia strada, che ce la potevo fare.

Lei scrive su Vanity Fair e tiene anche un blog. Quali sono le opportunità offerte all’informazione da internet rispetto alla carta stampata? Quale tipo di comunicazione preferisce personalmente?
Le opportunità ovviamente sono no limits. Dalla nascita internet si è spalancato un mondo. Questi mezzi ci danno una platea enorme e mettono in connessione diretta con le persone: era una cosa inimmaginabile quando ho iniziato a fare questo mestiere. Da questo punto di vista, viva il progresso!
Quanto alle mie preferenze, non faccio distinzioni: mi piace scrivere per una pagina di giornale, per una “cosa antica” come un libro, e mi piace anche scrivere un tweet! Sono linguaggi profondamente diversi, ma ognuno ha la sua musica: il bello è riuscire ad adattarsi a tutte queste musiche diverse. È bella la possibilità di scegliere.

Da giornalista, cosa potrebbero fare secondo lei i media per attirare l’interesse verso i libri e la cultura, per togliere quella patina di “noioso” e “vecchio” che tendono ad avere questi argomenti?
Il punto più dolente, secondo me, sono le pagine culturali dei quotidiani, che sono veramente noiose. Io spesso le salto: raramente trovo qualcosa di interessante, stimolante, a contatto con la realtà. Comincerei dunque da qui una profonda revisione: ci sono molti esempi, anche all’estero, di pagine scritte meglio, in modo meno accademico, più fresche. La sensazione è che i quotidiani italiani siano diretti da uomini appassionati di politica, ma cui non importa nulla di cultura e spettacolo. Le pagine destinate a questi argomenti diventano soltanto un pretesto per pubblicare la foto dell’attrice discinta o della cantante in hot pants, o per pubblicare la notizia di un premio letterario che coinvolge personaggi di potere dell’editoria. Il resto serve un po’ a riempire lo spazio.
Nei settimanali, soprattutto nei femminili – le donne, si sa, leggono di più degli uomini –, c’è un’attenzione un po’ più viva: si cerca di segnalare una gran varietà di libri, si raccontano gli scrittori anche come persone, si fa più un servizio al lettore che alle case editrici.
Quanto a internet, di solito chi si occupa di libri ha il problema di essere un po’ grafomane: forse bisognerebbe essere un po’ più sintetici e dare la possibilità a chi vuole approfondire di farlo in seconda istanza. Secondo me hanno un futuro i social network tipo Goodreads: non so quanto servano a vendere, ma mi sembrano animati da uno spirito nuovo.      

Quali letture ci suggerisce per l’estate?

Il mio libro, “Tu sai chi sono io”, è sicuramente adatto alla spiaggia.
Se poi non l’avete ancora fatto, direi che è l’anno buono per leggere “Il grande Gatsby”, un classico che non fa mai male alla salute.
Tra le novità, consiglio “La verità sul caso Harry Quebert”: cattura davvero, anche io sono caduta nella sua trappola.
Un’altra lettura che suggerisco è “Il bar delle grandi speranze”, il primo romanzo di J. R. Moehringer, che tutti abbiamo conosciuto come ghost writer di Agassi. È molto bello anche l’ultimo di Moehringer, “Pieno giorno”. E già che ci siamo, se non avete letto “Open”, fatelo!

20 luglio 2013

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